02/10/2009

Libertà di stampa o rutto libero?

Libertà di stampa o rutto libero? 

 

VERSIONE DEFINITIVA DELLE 16:30

 

 

La sottile ma sostanziale differenza tra una parola vera e un rutto è tutta qui: il rutto si compiace e si esaurisce nel suo suono, la parola no: la parola è tale solo fin quando si lega ad orizzonti di senso, di significato, di razionalità, di verità. Quando cessa di farlo regredisce tristemente a fiato volgare. La nobile espressione “libertà di stampa” non è sfuggita a una tale regressione: da esigente sinonimo di responsabilità, di onestà intellettuale, di rispetto dell’altro, di informazione pulita si è trasformata in suono sguaiato, da valutare non più in base a quanta effettiva verità porta di volta in volta su di sé ma in forza del solo rumore che fa.

 

Una conferma viene dalla manifestazione di domani. In migliaia difenderanno qualcosa chiamandolo con un altro nome, reclameranno il diritto di vomitare articoli senza alcun limite di contenuto - neanche quando si offende ingiustamente o si riporano notizie falsate - spacciando il tutto per libertà di stampa. Sarei pronto a rivedere il mio giudizio se non fosse che la loro schizofrenica incoerenza me lo conferma sempre di più: chiedono un giornalismo libero dal potere mentre tutti hanno la linea editoriale fieramente dettata dai propri esigenti benefattori; gridano “rispetto per le opinioni altrui” salvo poi diffamare fino a ridurre al silenzio l'avversario con idee diverse; invocano piena libertà e poi fanno scomparire dai loro siti i commenti indesiderati.

 

E non vado oltre altrimenti finisco come quei poveri 30 blog...Eh  già, perché gli stessi giornali che gridano allo scandalo per essere stati portati davanti al giudice civile non hanno scritto nemmeno una riga sui 30 blog trascinati da Beppino Englaro davanti addirittura  al giudice penale. E' tutta qui la differenza tra una parola vera, sincera, ricca di senso e un rumoroso, compiaciuto, vuoto rutto.

L'oste

Commenti

Non ti amareggiare, Oste.

Quello che dici è vero ma è anche vero che, per difendersi, bisogna smettere di usare il loro stesso linguaggio e cominciare a scrivere della nostra esperienza.
Non è un rimprovero, sai, ma una considerazione che sto facendo in questi ultimi giorni - sollecitata da un amico.

Sai che diceva Maritain?
"Se volete fare un'opera [d'arte ma io dico che va bene per tutto] cristiana, siate cristiani e fate un'opera bella in cui passerà il vostro cuore".
Usai questa frase per raccontare Tolkien ai miei amici. Mi dispiace non ricordare dove l'ho trovata.

A parte questo, sai la novità? ******** L'uomo non discende dalle scimmie! ***********

Va be', per me era già chiaro guardandomi allo specchio ma qui si tratta di paleontologia. Ho trovato l'articolo sul National Geographic di questo mese - http://news.nationalgeographic.com/news/2009/10/091001-ardipithecus-ramidus-ardi-oldest-human-skeleton-fossils.html - e lo sto traducendo per il mio sito.
Così se *per caso* la nostra stampa incatenata si scordasse di farcelo sapere...
:-)

Buona domenica,
Umberta

Scritto da : Umberta | 02/10/2009

Non si può parlare come se esistessero solo Repubblica e Santoro.
Esistono migliaia di testate che non offendono nessuno.
Il problema, mi sembra, è un altro, e non è recente. Dal 1994 il politico Berlusconi può contare sull'appoggio mediatico di una flotta. E' solo così, a mio avviso, che sono potute passare, soprattutto tra il 2001 e il 2006, leggi ad personam che hanno dell'inconcepibile.
Questo, credo, è il problema della libertà di stampa come sarà inteso nel corso della manifestazione; o almeno, così io lo intenderei. Forse la scelta dell'espressione "libertà di stampa" non è felicissima. Ma se andiamo alla sostanza delle cose, ci siamo.

Scritto da : orsobruno | 02/10/2009

@ Umberta
innanzitutto grazie per la stupenda citazione e per l'interessantissima segnalazione: è un vero scoop!! Per il resto che dire? Più che usare il loro stesso linguaggio ho tradotto in italiano semplice semplice un concetto della scolastica medievale: quando una parola non segue più il suo significato diventa un mero “flatus vocis”, un soffio di voce. Visto che poi questo soffio di voce si è fatto pure particolarmente sguaiato mi sono permesso di tradurre “flatus vocis” con un termine colorito ma penso ahimè tutto sommato calzante.

@ orsobruno
Bentornato, era da un sacco che non ti sentivo più: sono contento di riaverti qui. E’ vero, non c’è solo Repubblica e Santoro ma il 90% degli aderenti alla manifestazione di domani sono accomunati dalla stessa metodologia rivoluzionaria e antirealista. Repubblica e Santoro sono i più eclatanti ma non sfuggono l’Unità, Liberazione, il Manifesto, la Stampa e nemmeno il Corriere della Sera. Certo lo fanno con accenti diversi ma il filo rosso è lo stesso: inversioni rivoluzionarie a go go (basta leggere gli ultimi articoli del Corriere sull’Honduras per accorgersene), aggressività verbale quando si toccano punti nodali e sistematica cancellazione del dissenso (basti pensare che il presidente del Movimento per la Vita Carlo Casini, che non è l’ultimo arrivato perché è stato anche giudice di Cassazione, ha mandato decine di garbatissime lettere al Corriere in merito alla RU 486 ed Eluana senza avere risposta né pubblicazione). Il mio grido non è contro quel giornale o quel giornalista ma contro uno stile sempre più trasversale (che coinvolge anche il Giornale di Feltri) caratterizzato da ciò che temo di più: la deriva gnostica, antirealista della classe intellettuale. E’ un grido bipartisan, che lancio non per offendere ma per svegliare ed unire chi ama e desidera un giornalismo meno paranoico e più intellettualmente onesto. E veramente coraggioso.

L’oste

Scritto da : Osteria Volante | 02/10/2009

Ciao Oste.
Quanto sono d'accordo, non serve nemmeno che argomento, vieni da me se vuoi e te ne rendi conto.
Un saluto

Scritto da : AR | 03/10/2009

AR sarei io.

Scritto da : Blog.it | 03/10/2009

weeeee ciaooo trattiamo lo stesso argomento vorrò piur fire qualcisa no?

Scritto da : ®ponyboy | 03/10/2009

No, no, Oste, ti chiedo scusa, non mi riferisco a te quando parlo del linguaggio da usare! Né a questo post in particolare né al tuo modo di scrivere: anzi, mi dice che tu in quella trappola non cadi. E sono con te quando dici che vuoi un giornalismo più onesto.

Quella del linguaggio è una considerazione che ho fatto leggendo un articolo di George Lakoff, un linguista americano: se parliamo con i nostri avversari (o dei nostri avversari) usando il loro stesso linguaggio, abbiamo perso prima di cominciare.

Il linguaggio non sono soltanto le parole ma anche il modo di intesserle e troppe volte io leggo cose di cattolici che usano esattamente lo stesso modello comunicativo degli avversari e le stesse parole: per esempio, un certo modo di portare attacchi ad personam o di attaccare le incoerenze dell'avversario.
E' quello che io chiamo il modello "calunniate" (Voltaire: "calunniate, calunniate, qualche cosa resterà"). E non porta da nessuna parte. Infatti guarda dove va il mondo.

La mancanza di libertà di stampa che io vedo drammaticamente in atto è una mancanza di libertà di parola, perché le parole sono usate come armi o come suoni. In questo la pensiamo allo stesso modo, vero?
Questo dovrebbe diventare un lavoro di ciascuno.
Pensa alla parola 'laico'. Un 'laico' è uno che non appartiene al clero regolare o secolare. Io sono laica perché non sono una suora ma non sono 'laica' nel senso di 'non cattolica'. Se la usi così, il Dalai Lama è un laico! Ridicolo, no? Peccato che non sono un'umorista come san Tommaso Moro, ne avrei potuto tirar fuori qualcosa di interessante.

Scusa, non riesco a spiegarmi tanto bene, ci devo ancora riflettere un bel po'. Nelle ultime settimane mi sono arrivati tanti segni che riguardano questo tema e anch'io penso che niente succede per caso (ovvero che tutto è provvidenziale) perciò devo lavorarci.
Comunque, un esempio di uso delle parole come lo intendo io è l'editoriale di SOL, A flagello terraemotus, http://www.samizdatonline.it/node/3546. Un uso caritatevole delle parole.

Scusa la lunghezza.
Buona domenica,
Umberta

Scritto da : Umberta | 03/10/2009

credo che la manifestazione di oggi si rivolga soprattutto alle TV che sono quellle che realmente condizionano l'opinione pubblica. Pensiamo solo ai telegiornali (visti da circa 20.milioni di Italiani ogni giorno). Vogliamo dire che i direttori dei telegiornali sono realmente liberi di mandare in onda tutte le notizie che vogliono. Ovviamente no... ma la cosa tragica e che non c'è soluzione. E' sempre stato così e sempresarà così...

Scritto da : Paolo | 03/10/2009

Sono così d'accordo che ti ho citato.

Scritto da : ClaudioLXXXI | 03/10/2009

@ ponyboy
Già, qualcosa vorrà dire

@ Umberta
Sì avevo capito subito che non ti riferivi a me: ho approfittato del tuo commento per chiarire alcuni passaggi impliciti del mio post che a qualcuno erano rimasti un pò indigesti. Condivido al 1000 per 1000 la tua analisi, anzi al 10000 per 10000. La tua osservazione è calzantisima e coglie un punto nodale: la vera lotta non è contro questa o quella ideologia ma contro l'idoelogia in sè. A volte molti cattolici, e parlo anche di molti preti, non si accorgno di usare gli stessi meccanismi patologici della persona ideologizzata: magari con contenuti opposti ma la malattia è la stessa. Un pò come nazismo e comunismo: si sarebbero distrutti a vicenda ma in fondo erano due fratelli gemelli.
Per questo condivido anche la necessità di parlare con il linguaggio della bellezza, che è l'unico in grado di distinguere in modo inequivocabile un vero amante dell'Uomo, della vita e della realtà da uno gnostico camuffato
Buona domenenica anche a te!

@ Paolo
Due piccoli appunti.
Non sono d'accordo sul ruolo della TV: certo è ancora predominante ma non sottovaluterei la potenza crescente del web, che ormai dalle persone da 55 anni in giù è diventato pane più che quotidiano: come si spiegherebbe altrimenti il sucesso di Grillo, che pure non ha nè TV nè giornali ma con il suo blog organizza manifestazioni con oltre 1 milione di persone e con i suoi articoli ne catechizza molte ma molte di più?

Inoltre farei attenzione a centrare bene il problema della libertà di stampa e della libertà di pnsiero in generale: non è una questione di come organizzare il potere di controllo ma (anche se certamente non aiuta la lottizzazione politica) ma chi educa i giornalisti a fare correttamente il loro lavoro. Chi li educa alla sensibilità per la verità e non allo scoop? Chi li forma secondo valori di rispetto per l'avversario e per la correttezza intellettuale? Possiamo avere un sistema formalmente perfetto in cui il giornalismo è libero da ogni altro potere: sarebbe per ciò stesso un buon giornalismo? Non credo, perchè la vera differenza la fa sempre la coscenza individuale. Con questo non sto giustificando il nostro sistema: dico solo che una vera manifestazione per la vera libertà di stampa si porrebbe il problema dell'emergenza educativa della classe intellettuale, giornalisti compresi. Non ci si può aspettare la soluzione dei problemi dalla forma: è ora di affrontare la sostanza, rendendoci conto della totale inadeguatezza intellettuale e morale dei nostri quadri pensanti.

@ Claudio LXXXI
Grazie! E' sempre un piacere ritrovarsi sui principi

L'oste

Scritto da : Osteria Volante | 03/10/2009

A proposito di non conformarsi, guarda che cosa mi è appena capitato sotto gli occhi:
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=39934&pageid=2.
Eh, Cabasilas ha proprio ragione - ma il mio compito qual è?
mumble mumble

Scritto da : Umberta | 03/10/2009

Ciao Oste carissimo, ti voglio fare un regalino:
http://www.youtube.com/watch?v=4_AAGbUIAQo

Se non altro la piazza non era vuota!
Buonanotte Oste!
Nadia

Scritto da : Nadia | 04/10/2009

P.S. Martedi sera, alla trasmissione alla quale partecipo, parleremo di "economia solidale". Se vuoi lasciare un contributo... Grazie! Paolo

Scritto da : Paolo | 05/10/2009

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