Il cinque per mille per l’eutanasia

Differenze

 

 

L’otto per mille alla Chiesa Cattolica esiste affinché ogni anno migliaia di persone, che da sole non ce la farebbero più, possano continuare a vivere, possibilmnete meglio. Donne degradate, danne abbandonate, poveri, emarginati, dimenticati dall’umanità, reietti. Un esercito di maledetti a cui viene offerto un ponte per rientrare nella città dell’Uomo.

 

I radicali stanno tappezzando la città per rastrellare il “cinque per mille” allo scopo di finanziare progetti di eutanasia. Andare dai malati, far loro notare quanto soffrono e quanto pesano e convincerli a firmare per morire anzitempo (QUI).

 

La differenza è tutta qui. In fondo, proprio come durante quel Venerdì Santo di duemila anni fa, si ripropone ancora oggi l’aspra battaglia tra chi dà il sangue per la Speranza e chi si dà da fare per la disperazione.

L’oste

 

 

Il cinque per mille per l’eutanasiaultima modifica: 2011-04-19T13:19:00+00:00da osteriavolante
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12 pensieri su “Il cinque per mille per l’eutanasia

  1. Cito da Wikipedia: «La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”, così come previsto dall’art. 48 della L. 222/1985.

    Negli anni 2006 e 2007 la somma, pari in media a 960 milioni di euro (comprensivo di arretrati degli anni precedenti), è stata ripartita nel modo seguente:

    * 35% – sostentamento dei sacerdoti
    * 20% – interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo
    * 16% – alle diocesi
    * 12% – nuova edilizia di culto
    * 10% – altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.)
    * 8% – beni culturali ecclesiastici.»

    Dunque una quota compresa tra il 20% e il 36% (assumendo che tutto ciò che viene destinato alle diocesi sia usato per interventi caritativi, cosa non possibile, in quanto le diocesi devono contribuire alle spese di nuova edilizia di culto) va in interventi caritativi.

    È un merito? Certo.

    Giustifica il restante 70% di gettito? Assolutamente no.

    I Radicali, invece, raccolgono il 5 per mille per permettere alle persone che lo vogliono di vedersi riconosciuta la propria libertà di morire con dignità. Anche in considerazione dei differenti meccanismi (il 5xmille ha un tetto e richiede una firma esplicita, l’8xmille no), direi che il 5xmille ai radicali è importante.

    Saluti,
    IlCensore

  2. Aiutami a ricapitolare (ammesso e non conceso che le tue fonti siano correttte, purtroppo non ho tempo per verificare):

    – 8% permette a tutti i cittadini di ogni genere ed estrazione sociale di ammirare i capolavori della nostra arte
    – 12% permette alle persone di e riunirsi sotto un tetto (e non si capisce perché dei fedeli che vogliono pregare non possano spendere dei soldi per costruire un tetto sopra la testa, mentre le normali associazioni che ricevono il 5 per mille sì…)
    – 20% sostiene opere di carità in Italia e nel Mondo intero
    – 10% fa funzionare istituzioni come i Tribunali ecclesiastici, che rendono possibile sciogliere il proprio matrimonio nullo o persino far punire sacerdoti che si comportano male ecc.
    – il 16% va alle diocesi per finanziari progetti di cultura, di educazione e di valorizzazione concreta della persona umana
    – il 30% serve per poter dare da mangiare alle persone che dedicano la loro vita intera a far funzionare questo meccanismo.

    Scandaloso eh?

    Comunque, con tutto il rispetto, l’ingenuità con cui parli dei radicali mi fa capire che non ne hai mai incontrato di persona nemmeno uno.

    Saluti

    L’oste

  3. Il mio commento era relativo al tuo post, il quale inizia affermando:

    «L’otto per mille alla Chiesa Cattolica esiste affinché ogni anno migliaia di persone, che da sole non ce la farebbero più, possano continuare a vivere, possibilmnete meglio. Donne degradate, danne abbandonate, poveri, emarginati, dimenticati dall’umanità, reietti. Un esercito di maledetti a cui viene offerto un ponte per rientrare nella città dell’Uomo.»

    Posto che le proporzioni siano giuste, risulta invece che il 70% dell’8xmille alla Chiesa cattolica _non_ sia usato per queste finalità.

    Ti pare poco? A me no.

    Ciao,
    IlCensore

  4. Certo,
    nel tuo orizzonte edificare un luogo di culto non è un’opera di carità, un’opera che porta l’Uomo verso un profondo arricchimento di sè. Perchè nel tuo orizzonte evidentemente l’Uomo si migliora solo materialmente, offrendogli i beni di cui ha bisogno. Beh, questa mi pare davvero una visione un po’ passata oltre che tremendamente angusta: per capirlo basterebbe leggersi la biografia di Madre Teresa, talmente convinta del necessario collegamento tra spirito e azione materiale da imporre alle sue suore la regole della lunga adorazione eucaristica prima di andare a servire i poveri.O basterebbe farsi due passi in una parrocchia di Scampia – dove ciò che mancano non sono certo le necessità materiali, anzi – per toccare con mano cosa significhi la presenza della Chiesa (integralmente intesa, nella sua dimensione spirituale e materiale), rispetto ad ogni altra mera ong, per lo sviluppo umano e civile di quella porzione di umanità.

    L’oste

  5. «nel tuo orizzonte edificare un luogo di culto non è un’opera di carità, un’opera che porta l’Uomo verso un profondo arricchimento di sè.»

    Oste, non è questo che hai affermato nel tuo post. Lì parli di dare possibilità alle persone reiette di rientrare nella società, se avessi parlato di “arricchimento dell’Uomo” non avrei lasciato nessun commento, sebbene non condivida la tua posizione, perché non avresti detto nulla di sbagliato. Ma se parli di aiuti agli emarginati, devi dire che il 70% dei fondi raccolti non è usato per quello scopo.

  6. Scusami Censore,

    ma secondo te da dove inizia il poter “rientrare nella società?”. Questo è il punto. La tua premessa implicita è evidentemente che si rientra dalla società solo quando ti insegno un lavoro, ti do una casa, o cose del genere. Cose sacrosante (e infatti sono cose in cui la Chiesa è stata pioniera nella Storia) ma secondo me – ma soprattutto secondo le centiania di persone che spendono la loro vita in questo – il rientrare da protagonista nella società inizia col porsi il problema del “chi sono?” e “che senso ha la mia vita?”.

    Questa è la premessa dell’intervento sociale della Chiesa, che non a caso cerca di rendere gli uomini autosufficienti e di non creare eserciti di parassiti sociali eternamente dipendenti (come invece accadeva nei regimi assistenzialisti-comunisti del Novecento). In quest’orizzonte, accompagnare persone abbandonate a se stesse a prendere confidenza con il proprio sè e con le domande forti della Vita è esattamente la stessa cosa che dar loro da mangiare un piatto di pasta: nessuno dei due aspetti – spirituale e materiale – basta a se stesso, servono entrambi ed è proprio ciò che la Chiesa fa. E mi sembra che la ripartizione degli intrioti da citata lo dimostri: con il 20% finanzia opere di carità pura e semplice, con il 12% edifica luoghi di incontro aperti a tutti,con il 16% fa funzionare percorsi di educazione e formazione umana, con il 30% sostiene chi si occupa a tempo pieno di tutto ciò. Dov’è che i contio non tornano? Non capisco, davvero.

    L’oste

  7. «con il 20% finanzia opere di carità pura e semplice, con il 12% edifica luoghi di incontro aperti a tutti,con il 16% fa funzionare percorsi di educazione e formazione umana, con il 30% sostiene chi si occupa a tempo pieno di tutto ciò. Dov’è che i contio non tornano? Non capisco, davvero.»

    I conti non tornano perché aiutare una persona è diverso dall’indottrinarla. Aiutarla a reinserirsi significa aiutarla a trovare il suo percorso, non obbligarla a seguirne uno.

    Tu affermi che il «il 12% edifica luoghi di incontro aperti a tutti», e questo è falso: prova tu a fare un incontro per omosessuali in una sagrestia, ad esempio, se quell’incontro non corrisponde ad una certa ideologia. Affermi che «il 16% fa funzionare percorsi di educazione e formazione umana», ma stiamo parlando di percorsi volti a far seguire quella particolare ideologia, non un’altra. E il 30% restante (una cifra maggiore delle due precedenti messe insieme!) va di conseguenza.

    Allora mi chiedo per quale motivo la collettività debba finanziare in maniera così pesante questo genere di percorsi e perché ad altri percorsi non sia data la stessa possibilità.

  8. «aiutare una persona è diverso dall’indottrinarla»

    Costruire o restaurare una chiesa è diverso da indottrinare. Tant’è vero che le chiese nel territorio rappresentano centri di accoglienza anche per gente che non ci ritorna più.

    «aiutarla a trovare il suo percorso, non obbligarla a seguirne uno»

    Creare un punto di ritrovo, un centro di accoglienza non obbliga nessuno a seguire alcun percorso. È come se dicessimo che l’esistenza del tuo blog obbliga le persone a diventare atee.

    «prova tu a fare un incontro per omosessuali in una sagrestia, ad esempio, se quell’incontro non corrisponde ad una certa ideologia.»

    A parte il fatto che incontri sull’omosessualità e con omosessuali in chiesa se ne fanno. È chiaro che se uno entra con la sua ideologia da omosessualista va solo a dare fastidio. Ma d’altronde, mi sembra che anche tu sul tuo blog rifiuti un bel po’ (anzi, praticamente tutto ciò che non corrisponde alla tua ideologia). Del resto non ho mai sentito parlare di incontri di teologia svoltisi nelle sedi uaar. Che poi la tua critica è fuori luogo, accogliere una persona non significa convertirsi alla sua ideologia e organizzare incontri su di essa. Quindi cosa c’entrano gli incontri?

    «stiamo parlando di percorsi volti a far seguire quella particolare ideologia»

    Nessuna ideologia, grazie. L’ideologia è l’ateismo e – sorpresa! – anche un ateo può entrare in chiesa. Tra l’altro la formazione che può dare certa ideologia atea, sempre se esiste una formazione di quel genere ma non ne abbiamo prove, non è minimamente comparabile con quella che si può ricevere in una chiesa e – sorpresa! – insegnare a vivere non significa indottrinare al cristianesimo. Poi, succede spesso, che la gente verifica quel modo di vivere e ne rimane così contenta che sceglie di intraprendere anche il discorso religioso.

    «per quale motivo la collettività debba finanziare in maniera così pesante questo genere di percorsi e perché ad altri percorsi non sia data la stessa possibilità.»

    Perché i primi sono più efficienti dei secondi. Infatti vivere meglio è molto più efficiente che morire.

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